
Dopo l’Unificazione nel 1861, il governo italiano proseguì una politica ambiziosa di investimenti, finanziata in gran parte da capitali stranieri. L’Italia conobbe un breve boom che terminò nel 1866, quando un crollo del credito rischiò di portare a un default in stile argentino. Questo fu evitato adottando una politica fiscale prudente e sospendendo la convertibilità della lira in oro. Le importazioni di capitale si prosciugarono e il PIL stagnò fino alla fine del secolo. Nell’articolo si esamina il legame tra politiche fiscali, afflussi di capitale e risultati economici alla base dell’impatto della svalutazione sul commercio, e gli effetti minimi delle importazioni di capitale sull’economia reale. L’articolo è liberamente scaricabile al seguente link European Review of Economic History, Volume 30, Issue 2.
