
Negli anni immediatamente successivi alla Guerra Civile, decine di migliaia di ex schiavi depositarono milioni di dollari nella Freedman’s Bank. Gli afroamericani immaginavano questa nuova banca come uno strumento attraverso il quale poter crescere economicamente e per l’autodeterminazione. Ma solo nove anni dopo la sua apertura, la loro fiducia fu tradita e la Freedman’s Bank fallì. Grazie a nuove scoperte d’archivio, viene fatta luce su un importante punto di svolta nella storia americana in questo resoconto completo della Freedman’s Bank e dei suoi depositanti. L’autrice, partendo dagli iniziali buoni propositi con cui la banca era stata inizialmente concepita, dimostra la significativa battuta d’arresto che il sabotaggio della banca causò nella lotta per l’autonomia economica. Sostiene una nuova interpretazione del suo tragico fallimento: furono i finanziatori bianchi della banca a portarla al fallimento, non Fredrick Douglass, il suo ultimo presidente, o i suoi depositanti e cassieri neri. Una storia avvincente, ricca di personaggi noti come Abraham Lincoln, Frederick Douglass, Jay e Henry Cooke e il generale O. O. Howard, ma anche di figure meno note come il dottor Charles B. Purvis, John Mercer Langston, il deputato Robert Smalls e Ellen Baptiste Lubin. Il volume risulta una lettura necessaria per chi vuole comprendere le radici della disuguaglianza economica razziale in America. Per ulteriori informazioni si veda il sito dell’editore W.W. Norton.
