
Questo articolo passa in rassegna i fattori primari del benessere umano dal 1870 in poi, discutendo due filoni della letteratura di storia economica e identificando diverse aree chiave per ulteriori ricerche. Il primo filone si concentra sugli studi di contabilità di livello che attribuiscono la disuguaglianza economica tra i Paesi alle differenze di capitale e produttività sostenendo che la maggior parte dei divari di reddito alla fine del XIX secolo erano dovuti alla variazione delle dotazioni di capitale umano e materiale, mentre l’aumento dei differenziali di produttività spiega la maggior parte dell’aumento della disuguaglianza tra i Paesi nel corso del XX secolo. Questi modelli sono probabilmente spiegati da ondate di innovazione tecnologica basata sulle competenze e sul capitale, ma sono necessarie ulteriori ricerche per corroborare questi risultati almeno in tre modi: le serie di capitale e reddito dovrebbero essere deflazionate con indici di prezzo appropriati, i campioni dovrebbero includere molti più Paesi a basso reddito e le metodologie potrebbero esplorare funzioni di produzione più realistiche. Il secondo filone riguarda la misurazione dello sviluppo umano di lungo periodo. Tre approcci sono popolari tra gli operatori (capability, data-driven e utility frameworks), anche se non c’è ancora consenso su quale utilizzare. Ciò rende difficile interpretare le tendenze generali del benessere umano, poiché i diversi indici di benessere mostrano modelli contrastanti di crescita e disuguaglianza. L’Autore ritiene che il campo necessiti di una base teorica più solida per guidare la scelta dei quadri di misurazione. A questo proposito, gli indicatori basati sull’utilità possono essere particolarmente utili, in quanto affrontano questioni rilevanti sollevate in letteratura, come la ponderazione delle diverse dimensioni, il modo in cui gli individui fanno i conti tra di esse e l’interpretazione dei risultati.
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